Milano chiama Wuhan

Strade deserte in Cina

Alla luce della notizia che i casi in Lombardia non stanno diminuendo, ho fatto alcune riflessioni.
Ho seguito il reportage sulla gestione dell’emergenza Coronavirus a Wuhan, in Cina, nella trasmissione “Atlantide Angeli e Demoni” del 25 marzo, in programmazione su La 7, che ha evidenziato molte differenze su come noi stiamo affrontando la crisi e su come l’hanno affrontata i cinesi riuscendo a venirne fuori.

Perché il vero obbiettivo è uscirne, o no?

Non ci sono altri obbiettivi prioritari a questo. Wuhan ha istituito il responsabile di condominio o del piccolo quartiere, che si occupa di monitorare la situazione in tempo reale, di segnalare i casi di contagio. Esiste una struttura per sostenere con controlli quotidiani i parenti in quarantena sia attraverso un numero telefonico dedicato (funge come una specie di help desk per fugare ogni dubbio da parte dei malati o dei soggetti in quarantena), che con visite domiciliari di personale sanitario attrezzato per questo tipo di evenienza. Vengono anche incluse  la spesa a domicilio e la sanificazione delle abitazioni.

In Italia invece manca il controllo capillare sul territorio. I casi urgenti ricevono una assistenza puntuale e di livello, ma si evidenziano molte carenze organizzative in merito alla gestione dei casi sospetti di contagio e/o asintomatici e una preoccupante inazione in tema di individuazione delle relazioni personali del contagiato al fine di circoscrivere il focolaio.

In aggiunta ai problemi menzionati, c’è un gran numero di persone fuori da qualsiasi controllo che girano per strada indisturbate. Perché, parliamoci chiaro, queste persone esistono e andrebbero sicuramente meglio gestite, magari impiegando in modo più efficiente le risorse già disponibili sul territorio ma inutilizzate, come già evidenziato anche da muoverMi. Oppure dalle cooperative/onlus che le hanno in carico?
Per non parlare degli sbandati senza nome né fissa dimora, espulsi dalle strutture di accoglienza e oggi senza alcun controllo, costretti a bivaccare dove capita e a trascorrere la notte a bordo dei mezzi pubblici che svolgono servizio notturno. Chi controlla le carrozze dei treni e i mezzi ATM e tutela la salute degli autisti che con abnegazione svolgono il loro lavoro?

Non è ammissibile che la sanificazione dei mezzi venga effettuata a fine turno, senza che vi sia un costante monitoraggio sanitario dei veicoli durante le ore di impiego. Se i cittadini sono in quarantena forzata non ci devono essere eccezioni di sorta. Il Comune è in possesso di parecchi edifici vuoti che dovrebbe utilizzare per mettere in quarantena tutti. E sottolineo tutti.

Il problema non è la passeggiata individuale, anzi è salutare anche per non “uscire di testa” come diciamo qui a Milano, ma oggi sappiamo che il virus si “deposita” ovunque e sicuramente è probabile una maggiore permanenza in luoghi dove volente o nolente circola più gente, come i mezzi pubblici e i supermercati che così diventano potenzialmente i luoghi più pericolosi.
Se la rete di monitoraggio e di controllo ha le maglie troppo larghe, soprattutto nei centri più popolosi, tutti gli sforzi di contenimento rischiano di diventare inutili. Purtroppo nella migliore delle ipotesi i tempi di quarantena si dilateranno e certo non possiamo permettercelo a cuor leggero. Bisogna serrare i ranghi, stringere le maglie del controllo del territorio e cercare di ridurre il più possibile i tempi necessari per uscire da questa pandemia che sta paralizzando l’Italia.
La Cina avrà tutti limiti di un paese con forti limitazioni alla libertà personale, ma nella gestione dell’emergenza Coronavirus ha sviluppato un modello organizzativo da imitare.

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