Maran e la rivoluzione urbana dei monopattini

Minori e monopattini

L’assessore Maran in un post su Facebook chiama alla rivoluzione urbana cercando di difendere il suo mezzo preferito, ovvero il monopattino, finito agli onori della cronaca locale per lo straordinario numero di incidenti che lo vedono coinvolto.

La misura delle cose durante una rivoluzione urbanaÈ evidente che l'arrivo su strada di un mezzo nuovo, per la prima…

Pubblicato da Pierfrancesco Maran su Sabato 19 settembre 2020
Il post di Maran sui monopattini e gli incidenti

La difesa dell’assessore è però del tutto insoddisfacente ed egli dimostra di non conoscere la matematica. Anzi, forse la conosce, e proprio per questo infarcisce il suo discorso di ”intortamenti”. Ma i dati parlano assolutamente chiaro: il monopattino è un mezzo pericoloso! Specie se in mano a guidatori incauti.
Basta guardare i numeri:

NumeroIncidentiIncidentalità
Monopattini6.0001500,0250
Automobili1.200.0001.5400,00128
Tabella della incidentalità auto/monopattini

I numeri degli incidenti, per quanto riguarda le automobili, sono desunti dalla figura che ha postato lo stesso assessore Maran.

Tutti gli investimenti di ciclisti e di pedoni sono stati incredibilmente considerati dovuti ad automobili. Attenzione che quando scriviamo che tutti gli investimenti sono stati attribuiti alle automobili è una cosa che abbiamo fatto noi, per dimostrare che anche in questa ipotesi estrema la differenza di incidentalità a favore delle auto rimane enorme. In figura non dicono niente, a riguardo. Incredibilmente perché in verità parecchi incidenti auto-bici o auto-pedone sono dovuti anche a comportamenti incauti dei ciclisti (contromano, senza luci, ecc.) e pedoni (impegnare la strada fuori dalle strisce pedonali, magari improvvisamente e senza guardare). Questa casistica sarebbe da scorporare dal totale degli incidenti causati dalle automobili, ma prendiamo comunque per buona l’ipotesi che questi casi siano pari a zero.

Il numero degli incidenti con coinvolti monopattini è quello presente sui giornali (dal report dell’Azienda Regionale Emergenza Urgena su queste pagine del Corriere dei Navigli).
Il numero delle auto a Milano è quello delle auto registrate a Milano, ovvero 700.000 nel 2017 da un articolo di Repubblica più metà, causa Coronavirus, di quelle che entrano in città abitualmente (circa. 500.000 contro il milione abituale, sempre come da dati riportati da un altro articolo di Repubblica).

L’incidentalità è qui definita semplicemente come il rapporto fra il numero dei veicoli di un certo tipo presenti in città e il numero di incidenti che li vedono coinvolti.

Certo, si potrebbero immaginare altre metriche, più precise, tipo il numero di incidenti per km percorsi nel complesso con un dato veicolo, oppure il numero di incidenti per il tempo di utilizzo o altro ancora. E forse il numero di auto circolanti a Milano è persino superiore a quello considerato. Ma se l’incidentalità del monopattino è circa venti volte maggiore di quella dell’automobile, è chiaro che il numero è indicativo del fatto che il monopattino in certe condizioni risulta essere un mezzo pericoloso e non sempre adatto ad essere usato in una città come Milano. Insomma la sicurezza del monopattino dipende in larga parte sia dalle condizioni della strada che percorre (buche, asfalto irregolare, pavè) sia dalla esperienza di chi lo conduce (eccessiva velocità, poca padronanza del mezzo).
Anche se il numero di auto da considerare fosse la metà, l’incidentalità del monopattino rimarrebbe comunque di un ordine di grandezza superiore a quello dell’automobile.

E perché il monopattino risulta essere un mezzo di trasporto piuttosto pericoloso?

Da una parte ci sono vari motivi intrinseci strutturali: le ruote piccole che lo rendono soggetto a diventare instabile in corrispondenza di irregolarità anche piccole del manto stradale, la struttura minimale lo rende ancora meno visibile e riconoscibile di una bicicletta, la luce posteriore è rasoterra e quindi difficilmente visibile, l’avancorsa è pressoché nulla (più grande è l’avancorsa più stabile è il mezzo (un indice di avancorsa elevato porta a una maggiore stabilità direzionale, vedi Wikipedia).
Dall’altra vi è il motivo più importante, ovvero che il monopattino invoglia, più di ogni altro mezzo, a non rispettare il codice della strada. Oltre a garantire la non riconoscibilità del guidatore, come del resto la bicicletta, grazie alla mancanza di targa, consente, violando le disposizioni di omologazione, di viaggiare in due (o in tre?) senza fatica, in virtù della presenza di un motore elettrico (con la bicicletta, invece, chi guida fa molta più fatica, se c’è un passeggero aggiuntivo, e quindi c’è un forte disincentivo a viaggiare in due). Il monopattino è il mezzo perfetto per chi vuole circolare su strada infrangendo ogni norma e legge senza neanche dover far fatica! Come stupirsi che poi gli incidenti si moltiplichino?

E allora perché l’amministrazione Sala, e l’assessore Maran in particolare, cercano a tutti i costi imporre la diffusione di un mezzo così pericoloso e che invoglia al non rispetto delle norme del Codice della Strada?
Il primo morto in Italia c’è già stato e andando avanti così è chiaro che il rischio che un incidente mortale si verifichi anche a Milano non può che aumentare, del resto alcune avvisaglie ci sono già state con ricovero in terapia intensiva (vedi incidente del 16 Settembre riportato da MilanoToday, causato tra l’altro proprio dal guidatore dello stesso monopattino) . 

Perché l’assessore Maran nel suo post mostra tanta preoccupazione per la sicurezza, se poi fa di tutto per invogliare i milanesi ad utilizzare un mezzo venti volte più pericoloso dell’auto, da lui stesso dipinta invece come il male assoluto?
Perché i genitori antismog, che tanto avversano l’auto in nome della sicurezza e della salute, non hanno nulla da ridire riguardo ad un mezzo che espone chi lo usa a rischi reali e concreti molto maggiori?
Viene da pensare che per taluni la sicurezza stradale sia solo una scusa per imporre la rinuncia all’auto di proprietà, strumento di libertà e sicurezza molto più di un instabile monopattino.

Chi di voi ricorda l’eterna lotta genitori-figli per l’acquisto del ciclomotore? Ebbene a parità di velocità di percorrenza (esistono modelli che si spingono oltre i 60Km/h) questi monopattini sono strutturalmente molto più pericolosi di un ciclomotore e in aggiunta non esiste assicurazione e non è previsto nessuno strumento di protezione passiva idoneo. Non sperate che a 30 all’ora un casco da bici sia utile in un impatto contro lo spigolo di un marciapiede o, peggio, contro un’auto in corsa.

Sarebbe il caso che chi ha figli – visto che i monopattini sono molto usati soprattutto dai più giovani – prendesse coscienza, al di là della vulgata mainstream politicamente corretta, della pericolosità reale connessa all’uso di questi mezzi e che si orientasse a chiedere all’amministrazione una politica alla mobilità basata sui dati reali, invece che sull’ideologica anti-auto!

Maran, questa non è una rivoluzione urbana, è una involuzione urbana sulla pelle dei milanesi. Un gioco demagogico in cui si attende l’inevitabile incidente mortale per scaricare la colpa sulle auto sebbene sia evidente che in questo scenario le auto siano attori passivi che nulla hanno a che fare con la congenita mancanza di sicurezza legata all’utilizzo di un mezzo palesemente non adatto alle strade di una città.

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