La Milano esclusiva che abbandona anziani e disabili

Disabili a Milano

Dopo la pedissequa e miope applicazione del documento Milano 2020 che ha interessato unicamente piste ciclabili, monopattini e tavolini sui marciapiedi, è giunta l’ora di fare qualche riflessione in merito alle problematiche che anziani e disabili si trovano a fronteggiare quotidianamente in una Milano che si occupa poco di chi ha problemi di disabilità.

Una Milano costruita a misura di trentenni atleticamente in forma, che pedalano felici e che passano le ore a divertirsi agli apericena nei dehors improvvisati della città, tra strade chiuse al traffico e limitazioni alla viabilità. Una Milano che a dispetto delle roboanti dichiarazioni della giunta non è affatto inclusiva nei confronti delle categorie più deboli: anziani e disabili.

Guardiamo invece la realtà quotidiana: anziani che necessitano di un’auto privata per i loro pochi spostamenti che sono costretti a parcheggiare lontano dalla propria abitazione, disabili che non hanno a disposizione sufficiente spazio per usufruire dei posti a loro assegnati, strutture ospedaliere circondate da parcheggi a pagamento che diventano una ulteriore tassa sulla disabilità o sulla anzianità, mezzi pubblici non adatti a chi ha difficoltà motorie.

Un quadro d’insieme desolante che ha delle conseguenze, del tutto ignorate dalla giunta milanese.

La prima gravissima conseguenza è di ordine psicologico: il disabile che trova un ostacolo (tavolino sul marciapiede, monopattino che ostruisce la normale percorrenza di una carrozzina, la mancanza di viabilità adeguata nel
metrò, ecc…..) si sente un cittadino di serie B, quasi espulso dalla normale vita cittadina che è impossibilitato a intraprendere.

Gli ostacoli costituiscono una umiliazione che aggrava la percezione di un ambiente ostile verso la persona diversamente abile, anzi accentua la sua disabilità, e lo fa sentire un diverso nel senso più negativo del termine.
La prima conseguenza è che preferisce starsene in casa, evitare gli ostacoli e di conseguenza si allontana dalle opportunità della città, che percepisce ostile e “offensiva”. La seconda è che qualora decidesse di muoversi ugualmente o paga la “tassa” occulta degli ambiti che regolano la sosta, oppure deve farsi accompagnare da qualcuno che lo aiuti a superare i vari ostacoli disseminati per la città come se fosse un percorso di guerra, una quotidiana lotta per la sopravvivenza.

A titolo di esempio citiamo le ciclabili dipinte in corso Venezia o simili, che costringono il disabile a scendere dall’auto in mezzo alla carreggiata, attraversare pericolosamente una pista ciclabile per ritrovarsi spesso davanti a un marciapiede che risulta invalicabile. Un lavoro che solo una giunta ottusa, incapace e compromessa dalle sue convinzioni ideologiche poteva autorizzare.
Basta vedere l’immagine qui sotto: attraversamento pista ciclabile e strisce che finiscono contro il marciapiede senza uno scivolo per disabili. Questo si ripete in qualsiasi nuovo attraversamento pedonale dipinto dalla giunta.


La giunta si riempie la bocca con parolone come “integrazione delle minoranze”. Vediamo nel dettaglio come Granelli tiene in considerazione le minoranze. Quanto sta succedendo in città in termini di viabilità porta a una disintegrazione di una minoranza di cittadini che non va in piazza, non fa clamore e non è sui giornali.

Le piste ciclabili quanti posti auto per disabili hanno modificato? Quando un disabile si posta in auto per andare in un
cinema, un negozio o semplicemente a trovare un parente o un amico troverà un posto adatto per poter uscire tranquillamente dalla propria macchina? Non sembra, se vediamo la situazione in Corso Venezia, ad esempio, dove ci sono posti dedicati ai disabili, ma sono in mezzo alla strada. In pratica il disabile per andare sul marciapiede deve attraversare
la pista ciclabile invece di essere già sul marciapiede.
Granelli, con la sua solita spocchia si permette di parlare del problema con questi toni e questa strafottenza.


Ora invece vogliamo esaminare quante stazioni della metropolitana danno al disabile in carrozzina la possibilità di muoversi a proprio agio, e quindi condurre una vita normale. Troppo poche, lo vediamo dalla mappa ATM, e dai dati del PUMS che prevedono l’adeguamento fino al 75% entro dieci anni. Mancano i fondi per queste cose che farebbero di Milano una città civile e all’avanguardia.

Esaminando i dati ATM se un disabile in carrozzina prende il metro a Porta Venezia non riesce a scendere fino a Turro per mancanza di uscite appropriate, nè montascale nè ascensore; se entra a Pagano non riesce a uscire fino a Gambara, tanto per citare due esempi. Il tutto sempre che gli ascensori e i montascale siano in funzione, cosa non sempre così scontata., perchè la manutenzione ordinaria è un fatto troppo noioso per occuparsene, ora è tempo di urbanistica tattica, di ping pong, di ciclabili e monopattini. Del resto anche Maran non manca di sottolineare che la sua visione di Milano è una Milano per i giovani che si dimentica completamente di anziani e disabili. Non li vogliono, non fanno aperitivi, non vanno in monopattino.

Stamattina Milano si è svegliata con un boato in P.le Libia. Uno scoppio che ha gravemente ustionato un 30enne, causato…

Pubblicato da Pierfrancesco Maran su Sabato 12 settembre 2020

Maran vive in una bolla ideologica, non si rende nemmeno conto che la Milano reale è questa. La Milano del degrado e della esclusione di anziani e disabili.


Al di là delle parole sono i fatti a creare cittadini “fragili” di serie B e a rendere sempre più difficile la loro integrazione in città..

E le foto sopra mostrano dei fatti, non le belle favole utopiche di Maran che guarda solo ai giovani aitanti.

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