Milano, tra divieti e cielo limpido

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L’immagine di Milano

Questa immagine di Milano è inusuale, di solito a simbolo della città si mette in evidenza il Duomo, il Castello Sforzesco o la nuovissima skyline che dona prestigio alla città.
Noi abbiamo scelto una foto che mette in evidenza le contraddizioni cittadine: cielo terso, pulito, che lascia intravvedere lo sfondo naturale delle Alpi lombarde e il lato di un naviglio, soffocato da ripetitivi cartelli di divieto, innumerevoli pali e paletti che ne deturpano la vista e simboleggiano come Milano sia diventata la città dei divieti non necessari e delle bruttezze costruite ad arte.

La mobilità insostenibile

Oggi Milano è imbrigliata da una giunta che sfrutta i pruriti “eco-radical” per giustificare operazioni di contrasto alla mobilità privata che prevedono rallentamenti, ostruzioni e gabelle infinite imposte al traffico veicolare privato. I dati a disposizione di tutti ci mostrano che il parco circolante milanese è diminuito, ma gli ingorghi e il traffico sono creati ad arte grazie a imbottigliamenti e a ciclabili disegnate con il pennarello (e puntualmente inutilizzate) che rendono invivibile la città. Non vogliamo qui discutere del principio di sostenibilità di cui si riempie la bocca la giunta, ma di come la giunta utilizzi questo principio per rendere di fatto insostenibile la mobilità cittadina.

Il traffico rallentato

Non parliamo esclusivamente del traffico privato, ma anche dei servizi di trasporto pubblico che si ritrovano imbottigliati quotidianamente in strettoie e rallentamenti. Insomma ci raccontano che dobbiamo rendere più sicura la città bloccando il traffico (ufficialmente rallentandolo), ma poi in questo modo bloccano tutto, anche il trasporto pubblico o peggio i servizi di soccorso come le ambulanze o i vigili del fuoco e persino le forze dell’ordine.
Siamo sicuri che queste politiche di gestione del traffico facciano bene a Milano? Noi di MuoverMi siamo fermamente convinti del contrario: ogni sforzo della giunta che impone modifiche alla viabilità tende esclusivamente a creare problemi di circolazione, di vivibilità dei quartieri, di ingorgo perenne anche se non siamo nel periodo natalizio.

La “rieducazione”

Un processo che sulla carta vorrebbe “rieducare” i milanesi a forme di trasporto sostenibili, ma che di fatto da un lato respinge i lavoratori dell’hinterland rubando loro soldi e tempo, dall’altro emargina i ceti meno abbienti che non possono stare al passo della Milano radical chic in mobilità elettrica o ciclabile. Non possono per questioni economiche, o di età, o di salute. Non possono e quindi restano emarginati e costretti al silenzio perchè le loro istanze, legittime, vengono spacciate per egoismi e comportamenti non conformi alla narrazione “eco-radical“, che nei fatti non salva il pianeta ma semplicemente impedisce ad un nonno di usare la sua Punto Diesel Euro 3 per andare a fare una visita medica o andare a trovare i nipotini.
Milano non deve essere soffocata da divieti non necessari.

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