La Milano di Sala: ciclabili, traffico e buchi di bilancio

Sala e Granelli

Questi giorni dominati dalla pandemia di Coronavirus sono giorni di chiacchiere, tante chiacchiere, spesso troppe chiacchiere. Però in tutto questo rumore di fondo troviamo delle perle di informazione involontaria che ci fanno riflettere. Perché vogliamo definire “involontaria” questo tipo di informazione? Perché fino ad oggi non ci hanno mai detto come stanno realmente le cose, quali sono le vere ragioni per alcune imposizioni ideologiche e poco funzionali allo scopo dichiarato.

Parliamo ovviamente di Milano e di trasporti, di mobilità negata. Un interessante articolo de Il Corriere della Sera del 20 Aprile 2020 intitolato “Coronavirus, la fase 2: le condizioni per le Regioni che vogliono partire prima del 4 maggio” ci informa su quali potrebbero essere i provvedimenti per la cosiddetta “fase 2”, quella della graduale riapertura.
Ebbene in tema di trasporti abbiamo questa interessante informazione:

Uno stralcio dell’articolo del 20/04/2020 de Il Corriere della Sera

Notiamo subito una ottima notizia: la possibile apertura delle ZTL, quindi parlando di Milano Area C e Area B resterebbero aperte, favorendo il traffico privato. Sembrerebbe una notizia magnifica, un provvedimento che muoverMi ha chiesto fin dall’inizio della pandemia, ma c’è un ma. E pure bello grosso.
L’articolo prosegue dicendo “va però tenuto nel conto il mancato introito per le amministrazioni locali che dovrà essere comunque compensato“. Come? Le tanto sbandierate Area C e Area B non sono funzionali alla riduzione dell’inquinamento, ma sono soltanto delle voci in entrata del Comune di Milano? Sono anni che ciurlano nel manico con splendide favolette sulla mobilità sostenibile e l’inquinamento e ora è stato sufficiente un “banale” lockdown per fare cadere la maschera green del comune milanese e svelare finalmente lo scopo vero ed unico delle aree B e C: fare cassa, tappare i buchi di bilancio.

In fondo lo stop obbligato del traffico ci ha dimostrato che queste limitazioni non servono assolutamente a nulla e ne abbiamo già parlato con dovizia di particolari in questo articolo. Ora ci viene detto esplicitamente che queste misure servono per raccattare soldi e se devono essere sospese a causa dell’emergenza Coronavirus qualcuno dovrà pensare a “compensare” la perdita di queste entrate.

Ma vediamo quanto vale Area C per il bilancio milanese: 34 milioni di euro, come riporta Ansa in un articolo del 22 Gennaio 2020. Un bel gruzzoletto che va a intaccare i 985 milioni spesi (o sprecati?) dalla giunta per la mobilità. Con tutti quei soldi ogni anno potremmo avere strade lisce come biliardi, agevolazioni per i disabili su ogni marciapiede e su ogni mezzo pubblico (metropolitana inclusa) e magari trasporti più efficienti e sicuri, oltre che meno cari. Invece Granelli ci dice:

«A Milano c’è molto traffico, rispetto al totale dei veicoli circolanti in proporzione è sempre meno ma c’è un tema di traffico generale che aumenta e quindi dal punto di vista dei numeri assoluti c’è un incremento dei pagamenti»

Marco Granelli a ANSA – 22 Gennaio 2020

Quindi Milano incassa: ostacola la fluidità del traffico, gabella continuamente i pendolari, ma incassa ogni anno di più, da Area C, dai parcheggi e ovviamente anche dalle multe (preventivate per 285 milioni).
Tutte queste gabelle sono messe a bilancio, in preventivo, esattamente come una azienda mette a preventivo le vendite di un prodotto e a fine 2020 questo preventivo risulterà sballato!

Facciamo due conti ipotizzando che Area C rimanga sospesa fino a fine anno, circa 28 milioni si volatilizzano. Aggiungiamo che un lockdown di due mesi significa anche due mesi senza multe, quindi altri 50 milioni di incassi in fumo. Capite perché Sala ha messo in ferie la Polizia Locale, ormai declassata a gabelliere? A queste cifre dobbiamo aggiungere almeno due mesi di parcheggi su strisce blu non incassati, oltre alla probabile evaporazione del ritorno preventivato (in multe) su Area B per tutto l’anno. Un disastro! Ovviamente un disastro non preventivabile, una robetta che che creerà un buco che verosimilmente sarà attorno ai 100 milioni. Sala è già in panico e si affretta a dichiarare al Il Corriere della Sera:

«Su Area C, B e strisce blu il Comune non vuole fare cassa. Siamo assolutamente disponibili a lasciare spente le telecamere di Area B e C durante la fase critica. Ma se l’inquinamento dovesse esplodere saremmo costretti a cambiare linea».

Beppe Sala – Il Corriere della Sera del 20 aprile 2020

Ma se abbiamo già rilevato che l’inquinamento dovuto alle auto è pressoché irrilevante, lo dicono i dati ARPA di questo periodo, lo abbiamo ribadito anche noi con un articolo molto accurato sulle fonti naturali dell’inquinamento.
Il comune non vuole fare cassa, ma… Sala mette le mani avanti. Se il buco di bilancio sarà incolmabile non potremo rinunciare a spremere i milanesi. Questa è la traduzione ufficiale dal politichese all’italiano!

Sala però non smette di prenderci in giro e straparla di ciclabili disegnate con il pennarello. Certo non può sconfessare la narrazione che giustifica tutti gli sperperi delle ultime due giunte dando il via libera alle auto private, senza nemmeno incassare un centesimo! Quindi che fa? le imbottiglia con le ciclabili disegnate con i gessetti, così i ghisa saranno costretti ad elevare altre multe. Ciclabili che se realizzate (in deroga!) con buona probabilità dovremo sorbirci finché verranno naturalmente cancellate da una riasfaltatura.

La presa per i fondelli di Sala raccontata a Il Corriere della Sera del 20 aprile 2020

Ci rendiamo conto dell’incubo che diventeranno le strade milanesi?
L’accordo sarà con i vigili che dovranno necessariamente multare e le associazioni (Quali? Perchè?), i cittadini in questo quadro bucolico non sono contemplati, non hanno voce in capitolo!
Siamo pronti a scommettere che “i mancati introiti che dovranno essere necessariamente compensati” di cui parla il Corriere della Sera, saranno recuperati costringendo i pendolari a parcheggiare (a pagamento!) la loro auto e a utilizzare (a pagamento!) il bike sharing del Comune. Un giochetto win win: buco di bilancio sanato, milanesi tartassati come sempre e gran spolvero di sparate ideologiche sulla Milano green che guarda ai paesi nordici. Geniale o diabolico?

Il tam tam mediatico è già partito: come si giustifica questa accelerata sulle ciclabili? Ovvio, con il cabaret in diretta nazionale. Ecco su un piatto d’argento una bella petizione online! Il TGR di RAI 3 ci dice che i firmatari sono già più di tremila! Tremila? su una popolazione milanese di 1 milione e 532 mila abitanti rappresentano meno dello 0,2% della popolazione, ovvero lo 0,09% dei 3 milioni e 260 mila residenti nella Città Metropolitana che saranno devastati da queste iniziative.

Ma ci prendono davvero per il naso raccontandoci che 3000 persone che firmano su internet (quindi non è nemmeno verificato che qualcuno firmi due volte o che sia effettivamente residente a Milano) sono rappresentativi del volere dei Milanesi? Ci vogliono davvero fare credere che un proclama lanciato da tal Federico Parolotto, che appare persino intervistato da RAI 3, è quello che vogliono i Milanesi? Parolotto è un signore che ovviamente ha i suoi interessi visto che è socio fondatore in una società che fa consulenza – guarda caso – sulla mobilità ed è membro del comitato di esperti per il nuovo piano di mobilità urbana sostenibile di Milano (fonte Meeting di Rimini). Una voce in palese conflitto di interessi che rappresenta solo Sala e Granelli, di certo non i Milanesi.
Ma adesso godetevi il video, con la chicca finale di Granelli che commenteremo sotto.

Servizio trasmesso dal TGR Lombardia di RAI 3 il 20 aprile 2020

Granelli da sotto la mascherina sussurra, quasi vergognandosi:

Stiamo studiando un progetto per fare in sola segnaletica una lunga ciclabile da Corso Venezia fino a Viale Monza, Sesto San Giovanni lungo Corso Buenos Aires e questa cosa poi poterla vedere anche in altre parti della città.

Assessore Granelli intervistato da RAI 3 il 20 aprile 2020

Siamo alla follia, signori. Gessetti alla mano dimezzeranno una arteria trafficata come Corso Buenos Aires (le auto adesso parcheggiate ai lati della carreggiata verranno spostate un metro, un metro e mezzo verso il centro della carreggiata). Una ripresa al rallentatore, una Milano sempre più congestionata che “costringerà” il povero Sala a ripristinare Area C e a riprendere a multare come se non ci fosse un domani.
La visione è più ampia: strisce bianche a delimitare ciclabili fantasma ovunque, è questo che sogna Granelli, con il prode Sala che ha fiuto per gli affari e potenzierà il bike sharing a pagamento. Perché noi milanesi dobbiamo solo PAGARE per un diritto alla mobilità che ci spetta e che oggi con l’emergenza Coronavirus, la crisi e il pericolo di contagio sui mezzi pubblici (ma anche sul car sharing) ci spetta ancora di più.

L’immagine di Corso Buenos Aires nella testa di Granelli, pubblicata sul The Guardian il 21 Aprile 2020

Per muoverMi questo approccio è un insulto ai lavoratori, ai ceti economicamente più deboli, agli anziani, a tutti coloro che abitano in zone mal servite dai mezzi pubblici, in periferia e nell’hinterland.
Questi sono provvedimenti degni di una dittatura di stampo sudamericano, che non ammette opposizione. Sala mette l’uniforme da generalissimo argentino, un Videla imbruttito che si appresta a costruire la sua piccola città stato delle bici e delle banane (non sono state messe in piazza Duomo a caso!) che massacrerà le fasce deboli della popolazione milanese.

Sala non favorisce mai la Milano che lavora, la Milano degli artigiani, dei commercianti, delle piccole aziende, quella che non può permettersi di cambiare l’auto con una moderna a trazione elettrica, gli anziani, le famiglie con disabili e più in generale quelli che non possono farsi mezz’ora di bicicletta (a pagamento) per andare a lavorare come abbiamo ascoltato nel video. del TGR. Non è il sindaco di una Città Metropolitana sempre più prosciugata, ignorata e tartassata, come se gli abitanti di cittadine come Corsico, Sesto San Giovanni, Settimo Milanese, Cormano che lavorano tutti i santi giorni a Milano, non fossero milanesi di diritto e di fatto. Ma loro non votano, non hanno più rappresentanza politica da quando hanno abolito la Provincia.

Dobbiamo urlare a gran voce, in modo che Sala e i suoi scudieri se ne ricordino sempre: MILANO SIAMO NOI

(6) Commenti

  1. Di questi cialtroni non ne può più nessuno ma purtroppo se non li marchiamo stretti ci tocchera sopportare le loro porcate ancora per un po’ . questi personaggi stanno approfittando della nostra clausura per finire il loro progetto e finire di riempirsi le tasche.

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  2. Salve Andrea, al modello di mobilità urbana di quale città del mondo o periodo storico possiamo dire ispirarsi la visione di MuoverMi per Milano? Grazie

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    • Grazie per la domanda.
      Riteniamo che ogni città abbia le sue peculiarità storiche e urbanistiche, quindi riteniamo che anche Milano debba sviluppare un proprio modello che coniughi le esigenze di tutti e passi necessariamente per grandi investimenti nel settore dei trasporti pubblici. La riduzione del traffico veicolare va raggiunta offrendo una alternativa economica (in termini di costi e tempi di percorrenza oltre che di sicurezza) al veicolo privato e non forzando l’abbandono delle soluzioni più economiche a forza di gabelle e restringimenti delle carreggiate. I cittadini devono potere raggiungere il capoluogo di provincia nel modo più efficiente possibile, se gli investimenti nel trasporto pubblico saranno ben indirizzati lo switch sarà automatico perché a nessuno piace buttare i propri soldi e il proprio tempo. E’ una strada più lunga di quella scelta dalla giunta attuale, ma è l’unica che garantisce la libertà di scelta a tutti. Io immagino un anziano che vive della sua pensione costretto a cambiare la sua punto del 1993 perfettamente funzionante, solo perché bloccata dalle norme. Non ha le risorse per farlo, non avrebbe senso per lui farlo. E non dovrebbe essere obbligato a farlo.
      Inoltre siamo fermamente contrari alla strumentalizzazione dell’ideologia green al solo scopo di mettere le mani nelle tasche dei cittadini come è avvenuto creando gli ambiti di sosta per esempio. Non si è più residenti a Milano, si risiede in un ambito. C’è qualcosa che non torna.

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